Il progetto da circa 5 milioni di euro si sviluppa su due lotti: in commissione Controllo e garanzia il punto sull’iter, con il Piano di fattibilità tecnico-economica del primo intervento atteso a settembre e i lavori entro fine anno. Sola però resta scettico: anche una riapertura parziale non darebbe certezze per la stagione degli eventi 2027
Riapertura parziale per l'estate 2027 e totale per quella del 2028. Questi gli obiettivi del Comune per il Teatro d'Annunzio. Un cronoprogramma che non fa passi indietro rispetto agli ultimi annunci sul fronte della parziale riapertura, ma che fa i conti con i ritardi determinati dalla rinuncia del professionista cui inizialmente era stato affidato l'incarico di redigere il Piano di fattibilità tecnico-economica per il primo lotto: quello da oltre 2 milioni di euro, finanziato con fondi regionali e ministeriali, che consentirà di riconsegnare alla città mille posti a sedere nella parte bassa del teatro, quella dei seggiolini.Per il secondo lotto servono altri 2 milioni e 700mila euro che l’amministrazione ha trovato redistribuendo i 14 del mutuo Bei inizialmente destinati alla realizzazione del biodigestore. Fondi che, tramontato il progetto, con apposita delibera approvata in Consiglio comunale, sono stati destinati a 14 interventi pubblici, tra cui proprio quello del teatro. Il punto, sul profilo tecnico, è stato fatto dal dirigente del settore Manutenzione edilizia pubblica Antonio Longo e dal Rup (responsabile unico del procedimento) Alessandro Margiovanni, nel corso della commissione Controllo e garanzia convocata dal presidente Paolo Sola (M5S) proprio per conoscere il prosieguo dell'iter dopo la chiusura per inagibilità del teatro che c'è stata, tra tante polemiche, l'8 marzo 2023. Sola non nasconde il suo scetticismo sul rispetto del cronoprogramma che ci si è prefissati, rimarcando il fatto che, seppure, almeno per la riapertura parziale, si dovesse centrare l’obiettivo dell’estate 2027, di certezze comunque non ce ne sono e, di conseguenza, anche per chi deve organizzare i cartelloni degli eventi sarebbe difficile poter fare un'adeguata pianificazione che includa anche il d'Annunzio per la prossima stagione. Ancor più difficile, per l'esponente M5s, centrare l’altro e più ambizioso obiettivo: riconsegnare alla città un teatro completamente riqualificato nel 2028. Uno scetticismo che fa il paio con la critica politica che solleva, puntando il dito sull'amministrazione e su quella narrazione di una riapertura da ottenere nel minor tempo possibile e per l'intera struttura, che si sarebbe poi dimostrata non supportata dai fatti, dato che alla fine, sottolinea, si dovrà lavorare su due lotti di progetto e un finanziamento complessivo non di 2, ma di circa 5 milioni di euro. A suo parere, che ciò sia stato determinato dal fatto che non ci si è subito resi conto della portata del problema e dunque anche dell'investimento economico necessario, o dalla volontà di presentare alla cittadinanza una narrazione più rassicurante, non cambia il succo della questione: si parla di intenzioni sui tempi di riapertura, ma non di certezze. Tornando all'iter prettamente tecnico, Longo e Margiovanni, hanno annunciato che per il primo lotto a settembre si dovrebbe arrivare all'approvazione dell'atteso Piano di fattibilità tecnico ed economica con l'appalto dei lavori che si punta a raggiungere entro fine anno proprio per centrare l'obiettivo della riapertura parziale per l'estate 2027. Dopo la rinuncia del primo professionista che, incaricato a febbraio 2025, ha comunicato a luglio la sua decisione senza dunque firmare alcun contatto, è stato riferito, si è cercato di procedere velocemente al nuovo affidamento che ha comunque avuto bisogno dei suoi tempi tecnici, con lo stesso arrivato a novembre dello stesso anno. Da quel momento il Pfte ha concretamente iniziato a prendere forma con la fase di progettazione che ha fatto emergere un altro problema che però sarebbe già superato: quello della cabina di trasformazione elettrica dell'Enel che attualmente si trova dentro il teatro e che, in virtù del nuovo Psda (Piano stralcio difesa alluvioni) e del nuovo piano di rischio idraulico, deve essere spostata all'esterno. La conferenza dei servizi c'è stata a marzo 2026, il confronto con la Soprintendenza anche e il parere della Regione è già arrivato, per cui su quello spostamento e sulla nuova collocazione problemi non dovrebbero più essercene.Ora dunque l'attesa è tutta per l'approvazione del Pfte, come detto prevista a settembre, non solo perché questo passaggio consentirà di arrivare all'affidamento dei lavori, ma anche perché a quel punto si inizierà anche a lavorare sul secondo lotto e cioè alla gara di affidamento per la progettazione dell'intervento più consistente del secondo lotto. Parliamo dei lavori necessari a riqualificare e mettere in sicurezza tutta la parte superiore del teatro, quella delle gradinate, ma anche, aveva annunciato alcuni mesi fa il sindaco Carlo Masci, a sistemare la grande sala chiusa che si trova proprio sotto quelle gradinate e che si intende trasformare in uno spazio polivalente in cui ospitare diversi appuntamenti culturali: dai convegni alle mostre. Una seconda tranche di lavori sulla cui legittimità del finanziamento a ribadire i suoi dubbi è stato il consigliere comunale del Pd Marco Presutti, che con una interrogazione ha chiesto risposte sullo storno dei fondi Bei: per lui il passaggio lo si sarebbe dovuto fare in consiglio comunale e non con una delibera di giunta. Presutti che, con la collega Michela Di Stefano (Pd), ha anche toccato il tema della Stele Dannunziana transennata da anni. Per quella, ha lamentato, i fondi sembrano non trovarsi mai, nonostante già a marzo 2023 fosse stato approvato un emendamento presentato dal centrosinistra con cui si chiedeva di coinvolgere Regione e Fondazione Pescarabruzzo per trovare i fondi necessari alla sua messa in sicurezza. Al centro della commissione c'è stato comunque il Teatro d'Annunzio e la sua riapertura con Sola che lamenta come, nonostante i ritardi, ad oggi di reali certezze non ce ne sarebbero. Si parla di intenzioni e se per lui ipotizzare una riapertura totale nel 2028 sembra ad oggi impossibile, anche nel caso in cui si dovesse centrare quella parziale entro l'estate 2027 proprio l'assenza di certezza rischia di far perdere un altro anno perché realmente se ne possa fruire dato che, programmare eventi all'ultimo momento, denuncia, sarebbe impossibile. “Per mesi hanno raccontato ai pescaresi che i due milioni di euro disponibili sarebbero bastati a restituire il Teatro d'Annunzio alla città. Quei fondi, invece, consentiranno di intervenire soltanto sulla prima parte della struttura, pari a circa metà della capienza complessiva. Il resto richiederà altri 2,7 milioni di euro. È la dimostrazione che la narrazione portata avanti fino ad oggi non corrispondeva alla realtà. Tradotto: per restituire davvero il teatro alla città non bastano i due milioni sbandierati fino ad oggi, ma ne occorrono complessivamente circa 4,8”. “È legittimo chiedersi - incalza - se chi ha governato questa vicenda non avesse realmente compreso l'entità economica dell'intervento, e sarebbe grave, oppure se abbia preferito raccontare una versione più rassicurante alla città, lasciando intendere che il problema fosse ormai risolto. In entrambi i casi il risultato è lo stesso: i cittadini sono stati indotti a credere che la riapertura dell'intero Teatro d'Annunzio fosse ormai una questione di tempo, quando invece siamo ancora molto lontani da quell'obiettivo”. “L'obiettivo del completamento nel 2028, allo stato attuale, è soltanto un'intenzione - ribadisce -. Non esiste alcuna certezza che quelle risorse siano realmente disponibili e soprattutto che consentano di rispettare i tempi annunciati. Ma desta forti dubbi anche la previsione di una riapertura parziale nel 2027. Se, come emerso oggi, l'affidamento dei lavori non potrà avvenire prima della fine dell'anno, nella migliore delle ipotesi, significa che gli interventi strutturali dovranno essere eseguiti durante i mesi invernali, con tutte le criticità che un cantiere all'aperto inevitabilmente comporta. E, seppur si voglia essere ottimisti, sarebbe comunque difficile programmare la stagione estiva degli eventi, non essendoci certezze”, chiosa.“Chi organizza spettacoli, eventi e produzioni ha bisogno di tempi certi, non può attendere fino all'ultimo momento per sapere se il teatro sarà realmente disponibile. Per questo riteniamo che, al di là degli annunci, la stagione estiva 2027 sia oggi seriamente compromessa”. Insomma, per Sola, se le intenzioni ci sono, a restare sono anche i dubbi sulla riapertura e, pur auspicando che alla fine si riesca a centrare l'obiettivo, resta il fatto che, rispetto a quanto raccontato in questi tre anni, “il percorso è molto più lungo, molto più costoso e molto più incerto”.