A definirlo così è il segretario nazionale di Rifondazione Comunista che, insieme alla presidente dell’associazione Radici in Comune, contesta la lettera con cui Marsilio annuncia la cancellazione della norma sui cambi di destinazione d’uso: resterebbe una porta aperta alla trasformazione degli immobili, soprattutto da strutture ricettive a residenze
Una “retromarcia” col trucco. Così il segretario nazionale di Rifondazione Comunista definisce quella che la Regione si appresterebbe a fare sulla legge dell’urbanistica. A condividere la sua posizione è la presidente dell’associazione Radici in Comune, Simona Barba che pure parla di una retromarcia che tale non sarebbe e che annuncia che diverse associazioni ora porteranno le osservazioni al ministro. Ministero che aveva contestato la norma tanto che alla fine la Regione, con una lettera, ha annunciato che avrebbe cancellato la norma sui cambi di destinazione d’uso finita al centro delle polemiche. Acerbo (Prc): “Un inganno, la manovra va subito fermata”“Purtroppo – afferma Acerbo - da una rapida lettura della lettera con cui Marsilio risponde alle osservazioni del Ministero delle Infrastrutture, emerge che la retromarcia è parziale e contiene un trucco, anzi un imbroglio”, afferma. “Marsilio si impegna a eliminare il clamoroso comma 11 bis introdotto con il vergognoso emendamento fuori sacco consegnato da Erika Alessandrini, firmato/presentato da Lorenzo Sospiri e approvato dalla destra con l'astensione dell'opposizione. E questa è una prima vittoria - sottolinea -, ma il presidente Marsilio si impegna a approvare un emendamento correttivo che contiene la riproposizione di un'altra porcata urbanistica che il ministero chiedeva di cancellare”, denuncia. “Infatti - spiega Acerbo - viene riproposta la possibilità di modificare la destinazione d'uso delle ‘strutture ricettive e extraricettive’ in residenziale senza variante urbanistica. Un regalone alla speculazione edilizia. Facilmente a Pescara si possono individuare alcune operazioni che potranno andare avanti senza che il Comune possa impedirle o almeno valutarle nell'impatto urbanistico”, dichiara. Per Acerbo una manovra da fermare dato che “contrasta – conclude – con il Testo unico dell’edilizia”.Barba: “Nessuna retromarcia, inviamo le osservazioni al ministero” L’eliminazione del comma, rileva quindi anche Barba “non basta, perché il problema resta nel comma 3, che continua ad allargare i casi di compatibilità e apre di fatto la strada ai cambi di destinazione d’uso, soprattutto da strutture ricettive a residenze. Il nuovo comma 4 può sembrare più ordinato, ma non chiude davvero la porta se l’impianto generale della norma resta permissivo. Per questo non c’è nulla da festeggiare: le associazioni – annuncia - porteranno osservazioni al ministero, perché la legge va cambiata nella sostanza, non solo nella forma”. Nessuna retromarcia dunque, sostiene la presidente, ma solo una correzione del tiro utile a non fare impugnare la legge. “Il pericoloso comma 11-bis che faceva saltare le verifiche di conformità rispetto al Piano regolatore generale viene eliminato, sì, ma il punto vero resta un altro: modificando il famoso comma 3, la norma continua ad aprire la strada ai cambi di destinazione d’uso, soprattutto da strutture ricettive a residenze”, ribadisce. “E' lì che passa la scorciatoia”, chiosa. “Si toglie la parte più contestata, ma si conserva l’impianto che rende più facile trasformare un immobile da una funzione all’altra. E proprio per questo non c’è da cantare vittoria: la legge non è stata davvero invertita, è stata solo riscritta in modo più morbido”, denuncia. “Il problema non è teorico – precisa Barba -. Se le strutture ricettive possono diventare residenze con maggiore facilità, cambiano gli equilibri di interi quartieri: aumentano le pressioni immobiliari, si indebolisce la funzione pubblica del piano regolatore e si rischia di perdere servizi, spazi comuni, parcheggi e verde. La città viene resa più fragile”. “Il nuovo comma 4 inserito può sembrare più ordinato e persino più restrittivo, perché richiama le normative di settore e la possibilità per i Comuni di fissare condizioni – spiega -, ma se il comma 3 resta ampio, quella cornice non basta a bloccare il problema. In pratica, il comma 4 non chiude la porta: la disciplina del comma 3 continua a fare da varco ai nuovi cambi di destinazione d’uso, soprattutto da strutture ricettive a residenze. Non basta quindi togliere il comma 11-bis se il comma 3 continua a funzionare come il varco che apre ai nuovi cambi di destinazione d’uso. La Regione non ha chiuso la porta ai cambi d’uso; le ha cambiato la cornice, e questo basta a dire che non siamo davanti a una vera retromarcia”.“Per questo la battaglia non finisce qui” ribadisce spiegando che si sta già lavorando alle osservazioni da portare a Roma: “il testo non va solo corretto nella forma, va cambiato nella sostanza per evitare – conclude Barba - che una finta retromarcia si traduca nell’ennesima scorciatoia per la rendita e per le trasformazioni immobiliari fuori controllo”.